Parmentier, grazie per le patate!

La patata appartiene allo stesso genere botanico del pomodoro (Solanum) ed alla specie tuberosum, trattandosi appunto di un tubero, ovvero di un fusto sotterraneo che assume un aspetto globoso, dal momento che funge da organo di accumulo di sostanze di riserva per la pianta. 

Le patate sono un ortaggio che sulle nostre tavole potremmo definire “moderno”, poiché giunto in Europa solo dopo la scoperta dell’America; ha riscosso un alto gradimento come nutrimento prima per le classi meno agiate, ed in seguito anche per la nobiltà. 

In epoca rinascimentale, le patate venivano utilizzate prettamente a scopi ornamentali, dal momento che si pensava non fossero commestibili. Da allora fino al ‘700 la diffusione delle patate come coltura agricola fu lenta, dal momento che continuavano a sussistere dicerie e superstizioni su una sua potenziale tossicità.

È solo dalla seconda metà del Settecento che si può parlare di una concreta diffusione moderna delle patate, che si attribuisce all’impegno dell’agronomo francese Antoine Parmentier: fu tra i primi studiosi a concentrarsi sulla conoscenza delle patate nel corso della Guerra dei Sette Anni, durante la quale era incaricato delle necessità alimentari delle truppe, e proprio nelle zone di guerra ebbe modo di sperimentare la versatilità delle patate. 

Rientrato in Francia nel 1786, chiese autorizzazione al re Luigi XVI di poter avviare una coltivazione sperimentale di patate, che gli sarà fondamentale per la stesura di un suo celebre trattato sull’argomento. Un particolare quanto curioso aneddoto legato a questo periodo vede Parmentier da una parte dedito a preservare i campi sperimentali (facendo sì che venissero sorvegliati per proteggere le nuove coltivazioni esclusive per sua maestà), dall’altra, invece, si mostrava permissivo nel lasciar rubare le piante al popolo, incuriosito dal coltivarle. Uno stratagemma che potrebbe essere stato fondamentale nella diffusione della patata come alimento dalle classi meno agiate alle più abbienti. 

Dopo il periodo di sperimentazione, Parmentier venne incaricato come ispettore generale della sanità, e il re di Francia gli disse: “La Francia un giorno le sarà grata per aver trovato il pane dei poveri”. 

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